L’infinito barbone
Sempre cara mi fu questa Brock League
e questa barbonata, che da tanta parte
del Cocorito il guardo esclude.
Ma sedendo e mangiando interminate
fette di prosciutto e sovrumani
calamari, e profondissimo rutto
io nella Coca Cola mi butto, ove per poco
il cor non subisce infarto. E come il vento
odo le croste tra questi lampioni, io quello
infinito gioco a questa barbonata
vo comparando. E mi sovvien la barista,
e le pizze passate, e la presente
e viva e il suon di “Can’t touch me”. Cosi’ tra
questa immensita’ di barbonata si annega la vita mia
ed il naufragar mi e’ dolce in questa pizza.
Ormailecco Ghepardi
Il sabato del barbonaggio
Il barbone vien dalla campagna
in sul calar del sole
col suo carton della pizza; e reca in mano
una bottiglia di Coca e Fanta,
onde, siccome suole,
preparare egli si appresta
domani, il di’ di festa, il petto per il rutto.
Siede con i compagni
su la panchina a mangiar il barbone,
incontro la’ dove si perde il giorno;
e novellando vien della sua Brock League
quando ai di’ della festa egli giocava
ed ancor sano ed anti-coco
solea impazzir la sera intra di quei
ch’ebbe brocchi dell’eta’ da calciatore.
Gia’ tutta l’aria imbruna,
torna nero il sereno, e tornan l’ombre
giu’ dagli stadi e dai parchetti,
al veder una recente stronzata.
Or il rutto da’ segno
della barbonata che viene;
ed a quel rumor molesto diresti
che i cani fa impazzire.
I barboni gridando
nel parchetto In gruppo
fanno inquinamento acustico:
e intanto ritorna alla sua pizza condita,
ansimando, il barbone,
e seco pensa al suo gelato da Maccio.
Poi quando intorno e’ spenta ogni altra luce
e tutto l’altro tace,
odi le croste colpire il lampione, odi la lattina
del barbone che la lancia
nel parco buio ad un altro barbone,
e s’affretta, e s’adopra
di bagnarlo tutto col le patatine unte.
Questo di sette e’ il piu’ gradito giorno,
pieno di pizza e gelato.
Domani tristezza e noia
rechera’ Barnetta, ed allo studio
quasi tutti in lor pensier faran ritorno.
Barboncello scherzoso,
cotesta eta’ maltrattata
e’ come un giorno di Brock League pieno,
giorno chiaro, sereno,
che postcorre alla tedesca del calcio.
Godi, brocco mio, stato inutile,
stagion disperata e’ cotesta.
Altro dirti non vo, ma la tua barbonata
ch’anco tardi a venir non ti sia mortale.
Ormailecco Ghepardi
Al barbone
Barbone, rimembri ancora
quel tempo della tua Brock League
quando incapacita’ splendea
nelle gambe tue storte e deboli
e tu, malpagato e ignorante, il limitare
di campionato scendevi?
Suonavan le allegre
lattine ed i cani intorno
al tuo perpetuo rutto
allor che alla barbonata intento
sedevi, assai sazio
di quella mega fetta che in cartone avevi.
Era il giugno afoso e tu solevi
cosi’ passare il giorno.
Io la Brock League
lasciando e la disordinata camera
ove i miei sabato sera
e di me si spendea la miglior parte,
d’in sulle finestre della casa del ludo
porgea gli orecchi al suon delle bestemmie
ed alla bici veloce
che faceva la strada bassa.
Mirava il ciel tempestoso,
le vie desolate ed il parchetto,
e quinci il Barnetta da lungi, e quindi il Coco.
Lingua mortal non dice
quel ch’io sentiva in stomaco.
Che barbonate intense,
che risse, che rutti, o barbone.
Quale allor ci apparia
la fighetteria ed il Pascal!
Quando sovviemmi di cotanti insulti
una cagata mi preme,
acerba e potente,
e tornami a voler di calcio.
O barbonata, o barbonata,
perche’ non rendi poi
il resto come prometti allor? Perche’ di tanto
inganni i seguaci tuoi?
Tu prima che il vento inaridisse il parco
da chiuso esame combattuto e vinto
venisti bocciato, o barbone, e non vedevi
la pizzata negli anni tuoi;
non ti distruggeva il core
il forte rutto o la pesante patatine,
o gli sguardi rabbiosi dei cani;
ne’ teco i barboni ai di’ delle barbonate
che ragionavan di Milan.
Anche peria fra poco
la barbonata mia enorme; agli anni miei
anche negaro i fati
la fighetteria. Ahi come
passata sei,
cara sfigata abituale del Coco,
mia acerrima nemica!
Questo e’ quel mondo? Queste le
barbonate, le pizze, il gelato, la barista
onde cotanto esultammo insieme?
Questa la sorte dell’umanita’ barbona?
All’apparir del vero
tu, barbone, esultasti: e con la fetta
la barbonata e la pizza
mostravi nel parco di Puntik.
Ormailecco Ghepardi